ACL: La scintilla creativa è una vocazione, gli artisti lo sanno bene…Ricordi la tua ” Chiamata”?

VDM: Non credo che ci sia mai stata una vera e propria “chiamata”.
Ciò che è il mio presente è sempre stato anche in passato da quando ho memoria.

ACL: Avviene spesso che stile e intenzioni crescano di botto nell’esperienza di un artista, che mutino improvvisamente nello slancio di evolvere. Riconosci nella tua opera questi salti in avanti, sapresti ricordane per ognuna le cause della detonazione?

VDM: Il mio lavoro formale subisce spesso cambiamenti improvvisi e totali, benché la ricerca su cui si basa rimane sempre la stessa anche se in continua evoluzione e consolidamento.
Sono state e sono tutt’ora diverse le motivazioni: gli incontri, gli spostamenti, le intuizioni improvvise, la scoperta di nuovi materiali, ma credo soprattutto i cambiamenti radicali che ho fatto nella mia vita, come quando ho lasciato l’Abruzzo per trasferirmi a Roma e, successivamente, ho lasciato Roma per trasferirmi in Svizzera. Tutte scelte e occasioni improvvise avvenute dall’oggi al domani, istintive e non meditate.
Di conseguenza, le nuove culture, i nuovi incontri e scambi, il cibo, gli odori, il clima, i territori e mio marito Roger Weiss (fotografo), hanno influenzato enormemente il mio stile di vita e, di conseguenza, la mia ricerca ha trovato e trova periodicamente nuovi percorsi per esprimersi.

ACL: Quel che colpisce nel tuo lavoro è anche la tua delicata presenza materiale, quale fondamentale elemento dell’Opera al pari dei pigmenti o dell’acqua, dai l’impressione di essere uno dei medium pittorici, ne hai percezione?

VDM: Sono molto tattile e olfattiva, sono molto “animale”, mi piace il Fare e il vivere concretamente le cose, per questo sono fisicamente molto presente al mio lavoro e, spesse volte, non in modo così “delicato” come percepisci.
Mi interessa il momento creativo, è uno scambio alla pari, una simbiosi tra quello che la “materia” può offrirmi e, di ricambio, quello che io posso offrire ad essa. È molto stimolante e sorprendente.
Il mio lavoro non può prescindere da me, benché porti con se messaggi universali e riesca a stare in piedi con le sue gambe e vivere di vita propria.

ACL: I bambini disegnano per spiegarsi il mondo… qual’è la tua lezione? Cosa spiegheresti ad un’ipotetica classe?

VDM: Tarkovskij diceva che il compito dell’Arte è quello di spiegare a se stessi e a chi ci sta intorno perché vive l’uomo, qual è il significato della sua esistenza, o, se non di spiegarlo, quantomeno di porre loro delle domande. La funzione dell’arte consiste nell’idea della Conoscenza, dove la percezione si esprime nella forma dello svolgimento, della catarsi. Questo è quello che vorrei comunicare, vorrei che le persone si ponessero delle domande e trovassero delle risposte dentro se stessi.

ACL: Si dice che quello dell’Arte sia un cammino, un tragitto fra due mete, collegato da un ponte. Com’è il tuo ponte e cosa vedi di fronte a te?

VDM: Nell’arte spesse volte ci sono dei percorsi che cominciano in un modo e poi cambiano radicalmente durante lo svolgimento. È pura ricerca e sperimentazione.
Mi piace immaginare più mete indefinite e in movimento…. e vari percorsi.

ACL: Raccontami quel che vedremo a Milano.

VDM: L’installazione “L’Uomo che Piantava gli Alberi” è un progetto tratto dall’omonimo racconto di Jean Giono. Una parabola sulla simbiosi tra Uomo – Natura e Mutamento, i tre punti fondamentali su cui è basata tutta la mia ricerca artistica, incentrato su un incondizionato e sconfinato gesto di amore, generosità e immutabile costanza.
Assolutamente pertinente con la Permacultura, tematica su cui si basa “Fame di Terra” presso Amy-d Spazio Arte di Milano, nel senso più genuino del termine:
È un progetto basato sull’amore incondizionato verso la Madre Terra e le generazioni a venire, sulla condivisione delle risorse della Terra e la cura della stessa. Tematiche verso le quali ognuno di noi dovrebbe avvicinarsi, soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo.
“Fame di Terra” ha come sottotitolo “Il secondo mondo si sta mangiando il terzo mondo”, la mia installazione, “L’Uomo che Piantava gli Alberi”, vuole essere una risposta a questa avidità di potere.

di Alice Lenaz

 

Il nostro Giornale

5 luglio 2012

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