“In realtà do poca importanza alle mie possibilità di essere veramente appagato (vorrei anzi non averne).Ciò che invece, indistruttibilmente, continua a risplendere, è la volontà di appagamento. Attraverso questa volontà, io derivo: io formo dentro di me l’utopia di un soggetto sottratto alla rimozione: io sono già questo soggetto”.

R. Bathes
da Frammenti di un discorso amoroso

© Roger Weiss

Un moto oscillatorio, un corteggiamento, una proiezione concettuale sulla fatalità di un’apparizione. Un incontro tra la cosa, la natura e l’artista che trasmigra il suo sentire all’estetica casuale – dipinta dal vento – di due ganci danzanti.
Un crocevia ha generato l’opera in video di Valentina De’ Mathà, dal titolo “Il godimento è una tensione che non raggiunge mai la sua realizzazione, poiché può avere luogo solo quando non ha luogo”.
Una camera fissa, un’unica inquadratura all’interno della quale assistiamo alla ballata di due soggetti/oggetti che si palesano come attori intenti ad improvvisare un dialogo sulla metafora del non luogo del godimento. Sedici minuti durante i quali ci ritroviamo immersi in quella stessa dimensione temporale che il godimento occupa: il tempo del non compimento.
In questa temporalità aperta, in questo avvicendamento sempre in procinto di risolversi, si avverte l’impossibilità di raggiungere un sentire circoscritto, finito, impossibilità che ci permette di rimanere sospesi e transitanti in quello spazio che si situa tra il piacere e il godere: quello del desiderio.
Carnale o estetico che sia il godimento sta in una sorta di coazione a ripetere che ritarda costantemente il suo compimento. Se un fine e una fine fossero concepibili, piacere e godimento si equivarrebbero e lo scenario al quale saremmo chiamati ad assistere sarebbe la scomparsa del desiderio e l’esaurimento di questo moto perpetuo, di quella che Barthes chiama “volontà di appagamento”, ghermita con intuizione da Valentina De’ Mathà.
E’ proprio nella spazialità e temporalità del desiderio, nella sottile lacerazione incolmabile che separa dall’altro e dall’altro da me, che si situa questa poetica dell’io desiderante, di un godimento privo di un definibile e definitivo telos, che ci permette di vivere come esseri colpiti da una disposizione cronica e insanabile all’eccitazione, spinti da una ricerca in continuo divenire che se appagata ci condurrebbe alla morte.
Non vi è risoluzione in questo video, non si vuole rispondere ad una domanda.
Si rimane con la sensazione che ciò che si è appena visto ancora sussiste.

Valentina Piccinni
Giugno 2012

 

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