Quando scienza e arte… non si guardano in cagnesco

Se qualcuno vi dicesse che l’artista contemporaneo può essere solo di due tipi, l’ispirato dalle chiome scapigliate (un Tranquillo Cremona postmoderno) oppure uno scienziato metodico che prende una notevole distanza di sicurezza dalle opere (tra i reduci della fu scuola di Piazza del Popolo, Roma anni ’60, abbiamo un Sergio Lombardo, per esempio), non dovete credergli.
Egli mente, oppure semplicemente non considera la poderosa gamma di sfumature tra i due estremi.
Si dal caso che sfogliando la palette cromatica, incappiamo in Valentina De Mathà, oltre a dipingere e bere tè in nazionalistiche tazze con una croce svizzera sopra, nelle sue svizzere latitudini, è anche vincitrice di un concorso chiamato Research in Art, bandito dalla belga Atonium Culture.

Per spiegarvi di che si tratta prenderò un tono serio e compito: “Atonium Culture è una piattaforma che riunisce 26 università, più di 100.000 ricercatori, più di un milione di studenti, 17 quotidiani, circa 10 milioni di lettori europei al giorno, e alcune delle più importanti aziende in Europa con un fatturato complessivo di 720 miliardi di Euro.”.
A tesi del fatto che scienza e arte possono avere un rapporto più articolato di una semplice avversione o totale concordanza, Atonium ha bandito un questo concorso, basato su 5 attuali ricerche scientifiche a scelta.

Chiedo a Valentina se aveva già lavorato in passato con un dato scientifico che abbia costituito una base su cui costruire.
“Questo progetto è stato un un tassello in più per mia ricerca artistica che si basa sulla simbiosi tra uomo-natura-mutamento. La cosa più sorprendente del Progetto Genoma Umano, è che geneticamente le differenze razziali sono insignificanti, ciò significa che con probabilità siamo nati tutti da un’unica madre. Ho raccolto capelli di tutte le etnie da ogni parte del mondo, infeltriti e intrecciati alla lana di pecora appena tosata. In questo modo ho creato una struttura in grado di raccogliere il DNA di tutte le etnie. Ho trovato in questo concetto un anello di congiunzione al progetto “Silenzio” che ho esposto alla 54a Biennale di Venezia, basato su 308 corpi nati tutti da un’unica matrice.”.
L’effetto pare essere alquanto spettacolare:  una specie di vello d’oro o mappa geografica disegnata nelle nuvole.
“La cosa sorprendente” continua Valentina “ è il numero elevato di persone che hanno contribuito alla realizzazione di “Hair and Wool” donando una propria ciocca di capelli. Una parte molto intima di ognuno di noi, così sottile, ma attraverso la quale si può leggere chi siamo.
Ho cominciato a documentarmi, ho fatto ricerche, ho scoperto anche che esiste un procedimento inverso, ovvero che attrevaerso il DNA di una persona si può risalire al suo colore di capelli….”.

“Per mesi ho raccolto capelli attraverso annunci tramite mailing list, passaparola e social network. Facebook mi è stato di grandissimo aiuto. Poi ho creato un fermoposta dove far arrivare le lettere con le ciocche. Alcuni le hanno inviate in forma anonima, altri hanno scritto un biglietto, altri ancora hanno lasciato solo il mittente. Sicuramente è un progetto che porterò avanti. Mi piacerebbe creare qualcosa con queste lettere….”

Un po’ come Michelangelo Pistoletto che trovandosi tutti quegli stracci in giro usati per lustrare i suoi famosi vetri, decide di utilizzarli nelle sue opere future.
Chiedo all’artista quando sarà in mostra questo lavoro:
“Verrà esposto prima a Palazzo Farnese a Roma il 21 gennaio per una serata di gala privata, poi dal 23 sarà esposto a La Sapienza fino a marzo.”

di Naima Morelli

20 Dicembre 2011

 

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