Ideato e creato in onore dei 150 Anni dell’Unità d’Italia. L’arte italiana protagonista assoluta della Biennale. Valentina Dé Mathà presenta “Silenzio”, opera commemorativa delle vittime del terremoto dell’Aquila

© Roger Weiss

Il 5 Maggio è stato presentato il progetto “Padiglione Italia”, una straordinaria rassegna d’arte contemporanea nell’ambito della Biennale di Venezia, che non avrà sede soltanto all’Arsenale di Venezia, ma sarà allestita in molte regioni italiane, tra cui naturalmente l’Abruzzo. L’iniziativa è stata ideata e curata dallo storico e critico d’arte Vittorio Sgarbi, nata soprattutto come manifestazione celebrativa dei 150 Anni dell’Unità d’Italia.
Un evento che punta a rappresentare perfettamente la vitalità e il dinamismo dell’arte italiana, e ad incoraggiare l’investimento nei giovani artisti che spesso sono costretti a rinunciare ad un percorso artistico a causa delle pochissime opportunità professionali e agli ostacoli economici che ne scaturiscono. Il “Padiglione Italia” inoltre sarà ospitato in molti istituti di cultura italiani nel mondo, per abbracciare tutti coloro che amano l’arte del Belpaese e far sentire i nostri connazionali residenti all’estero vicini alla loro Terra nell’anno che celebra l’Anniversario dell’Unità.
Non mancheranno spazi appositi per gli artisti stranieri operanti in Italia. Anche la nostra Regione sarà protagonista di questo evento, il “Padiglione Italia” prenderà vita in tre sedi distinte: la Fortezza di Civitella del Tronto, l’Aurum di Pescara, e il Museo Santo Spirito di Lanciano, con cui si riaffermerà un’identità artistica abruzzese nell’ambito della Biennale di Venezia.
Tra i tanti artisti invitati sarà presente Valentina Dé Mathà, che da sabato 25 Giugno esporrà un’istallazione scultorea intitolata “Silenzio”, un’opera dedicata alla sua Terra natale, l’Abruzzo. Un lavoro cui l’artista ha dedicato due anni di lavorazione, e che è composto da 308 corpi bianchi realizzati da un’unica matrice, che si fondono con la parete in un ordine casuale. Un’opera commemorativa delle 308 vittime del sisma che ha scosso L’Aquila, ma che ha devastato centinaia di famiglie.
L’abbiamo intervistata in quanto sarà certamente una delle protagoniste del “Padiglione Italia” – Regione Abruzzo:

Sig.ra Dé Mathà, quest’anno in occasione dei 150 Anni dell’Unità d’Italia, la Biennale di Venezia include una mostra dedicata agli artisti italiani e alla loro arte nel mondo. Quanto è apprezzata nel mondo l’arte italiana secondo la sua personale esperienza?
R – Quando si parla del mondo dell’arte ormai ci si riferisce solo ad artisti che hanno valenza internazionale e, di conseguenza, sono gli unici che vengono considerati internazionalmente. Gli artisti italiani che operano solo sul territorio italiano non sono presi in considerazione all’infuori di esso.

Vivendo in Svizzera da diversi anni, cosa le manca maggiormente dell’Italia dal punto di vista professionale?
R – Quando penso alla mia Italia penso con amarezza ad una Nazione che negli ultimi decenni è sempre meno in grado di valorizzare le proprie bellezze ed il proprio potenziale. Non dimentichiamo che il più grande esodo migratorio della storia moderna è stato proprio quello degli italiani. Del Bel Paese amo la varietà della sua sconfinata bellezza, soprattutto quella di Roma, il cibo, il calore delle persone, in alcuni casi il loro modo di arrangiarsi, gli incontri, il sole, la mia famiglia., è questo quello che mi manca della mia bellissima Italia.

In una cornice politica piuttosto frammentaria che in questo momento circonda il nostro Paese, l’Anniversario dell’Unità d’Italia è una grande occasione per riunire sotto le stesse emozioni un intero Popolo, quelle del nazionalismo e dell’amore per la propria patria. Quanto dell’arte che esprime nelle sue opere è frutto dell’amore verso la sua terra?
R – Credo fortemente nelle radici, nelle tradizioni e non mi sento di appartenere a nessun altro luogo all’infuori della mia Terra d’origine e questo, ovviamente, dà ulteriore linfa alla mia arte.

La sua opera è dedicata alle vittime del terribile terremoto che ha devastato L’Aquila, cosa ha provato nel realizzarla?
R – Quale artista italiana/abruzzese, mi sono sentita in dovere di commemorare le persone che hanno perso tragicamente la vita in un evento così imprevedibile e tremendo avvenuto proprio nella mia Regione. È stato un progetto molto sofferto, ma necessario. Ho cercato di trovare un senso alla tragedia, di capire, ma non è stato facile. Poi ho letto una frase di Khalil Gibran tratta da Il Profeta in cui parla della morte e ho cercato di mettere da parte il terrore che provavo. La frase in questione dice: “Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare. E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire. E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente”. È diventata la colonna portante del mio progetto.

La sua opera si intitola “Silenzio”, potrebbe descriverne la lavorazione e la realizzazione?
R – Ho lasciato che un’unica matrice di gesso abbia dato vita a 308 opere di carta, ognuna con un’ identità propria.

In quegli interminabili secondi che hanno scosso L’Aquila, che hanno strappato la vita a 308 persone, rovinandone migliaia ad amici e parenti, e lasciando un vuoto nell’anima di ognuno di noi, lei dove si trovava?
R – Ero in Svizzera, mio marito al mattino presto ha letto la notizia su internet ed è venuto a svegliami. Sono corsa immediatamente davanti al computer per vedere se era stata colpita anche la città dove si trova la mia famiglia, proprio a 50 km da L’Aquila, poi ho provato a contattare mia madre, ma sono riuscita a parlare con lei solo dopo qualche ora perché le linee telefoniche erano ancora isolate. All’inizio non mi ero ancora resa conto della gravità dell’evento. I giorni e i mesi a seguire sono stati peggiori. Per otto mesi ho vissuto nel terrore, non riuscivo più a dormire, avevo sempre il telefono vicino e passavo ore su internet per seguire gli svolgimenti. Non ho visto la mia famiglia per un anno perché mia madre ha voluto che rimanessi in Svizzera al sicuro dato che in Abruzzo non si capiva l’evolversi delle cose. I miei cari hanno avvertito ogni scossa e hanno dormito in macchina diverse notti a causa della loro continuità e del terrorismo che veniva diffuso tramite notizie fasulle. Non ho mai avuto tanta paura in vita mia e, per la prima volta, mi sono sentita davvero sola e impotente.

Il “Silenzio” che vuole descrivere è quello che ha immediatamente seguito gli attimi del terremoto? O è anche un silenzio che invita l’uomo alla riflessione del suo stato naturale, come essere a volte impotente di fronte alla forza della natura, che ci rende vulnerabili e che ridimensiona il nostro volere di onnipotenza?
R – Entrambe le cose. È sicuramente un silenzio di riflessione. Di fronte a certi eventi tutto cambia di significato ed è impossibile non ascoltare se stessi e mettere in discussione quanto ci circonda. Questo evento ha cambiato la mia vita, ho smesso di dare per scontate tante cose, ho ripercorso mentalmente il mio passato e ogni insegnamento e gesto della mia famiglia mi sono tornati in mente legandomi ancora più saldamente alle mie origini. Da lì sono nati anche altri progetti artistici come “Béance”, un lavoro che parla della teoria del filosofo e psicanalista francese Jacques Lacan sulla Mancanza-ad-essere, ovvero dei processi che avvengono nella vita di ogni essere umano dopo il distacco dal cordone ombelicale. Oppure “My House” in cui documento fotograficamente la mia casa dove sono nata in Abruzzo, uno spaccato tra passato e presente attraverso oggetti che hanno cambiato il loro uso, come i giocattoli che si sono trasformati in soprammobili, le foto della comunione vicino a quelle del matrimonio, l’immagine di Cristo poggiata su una poltrona e non appesa al muro, il tavolo intorno al quale si sono riunite tre generazioni.

Insieme a Lei moltissimi altri artisti Abruzzesi prenderanno parte a questa splendida manifestazione. Vi sentite espressione diversa di una stessa arte?
R – Sinceramente conosco ben pochi degli artisti invitati e, di conseguenza, non conosco il loro lavoro. Mi piace comunque pensare che tutti siamo diversi e sono curiosa di vedere il messaggio che gli altri partecipanti hanno deciso di inviare al mondo.

Quanto ad oggi la cultura estera influenza la sua ispirazione artistica?
R – Più che l’ispirazione io preferisco dire che alimenta il mio percorso artistico. È sicuramente cambiato il mio modo di vedere le cose e di esprimermi, è come se il mio lavoro vivesse una seconda fase. Prima la mia arte si nutriva delle persone, degli incontri, ora traggo nutrimento principalmente dalla natura, dai luoghi che esploro ma la base del concetto non è diverso, si evolve solamente. Mi affascina la simbiosi tra uomo, natura e mutamento. Il mio lavoro è una ricerca continua sul comportamento dell’uomo di fronte all’imprevedibilità ed ineluttabilità degli eventi e, di conseguenza, alle sue instabilità emotive e reazioni di fronte agli imprevisti e ai mutamenti improvvisi e inevitabili.

Oggi nel nostro Paese crede che ci sia una crisi di vocazione artistica oppure una mancanza di occasioni e di mezzi per esprimerla?
R – Al contrario, al giorno d’oggi in Italia più che in ogni altra Nazione, tutti “fanno gli artisti” ed è così saturo che manca di qualità. Oltretutto chi ha davvero qualcosa da dire non può farlo in Italia perché non viene ascoltato né capito e, di conseguenza, sostenuto come invece avviene in altre Nazioni, come ad esempio in Germania. Ripeto, gli artisti sono quelli che riescono ad avere consensi a livello internazionale e sono davvero pochi. Oltretutto l’Italia è molto indietro e di conseguenza, i presunti artisti che hanno visibilità nel territorio italiano non lo hanno internazionalmente perché non sono al passo con i tempi.

Se oggi dovesse esprimere un pensiero per le popolazioni colpite dal terremoto, a due anni di distanza, cosa direbbe?
R – Credo che tante parole non servirebbero o, più realisticamente, non basterebbero a dare un senso alla catastrofe, a dargli una colpa, a consolare i cuore di chi è sopravvissuto e ad infondergli nuovo coraggio e nuova speranza. Ognuno deve riuscire a trovare la propria verità.

L’Italia in questo 150esimo Anniversario dell’Unità ha riscoperto la voglia di essere una Nazione unita, con la stessa identità e senza divisioni. Quando all’estero si trova a collaborare con altri artisti italiani nota uno spirito patriottico, oppure assiste inesorabilmente ad una fuga di italiani all’estero in cerca di occasioni professionali e di vita migliori?
R – “Nemo propheta in patria sua”. Purtroppo è solo una fuga in cerca di migliori occasioni professionali anche se, a prescindere dal mal contento, è importante viaggiare molto e fare esperienza di diverse culture. In questo lavoro è fondamentale il confronto.

Oltre ad essere un’Opera in omaggio alle vittime del terremoto di L’Aquila, “Silenzio” rappresenta un’espressione spirituale di un certo spessore, in quanto richiama sculture di carta che si fondono con la parete in un ordine casuale, tutti i corpi sono nati da un’ unica matrice come noi nasciamo tutti dalla Madre Terra. L’opera è interamente in carta, materiale organico che subisce i cambiamenti del tempo e, come il corpo umano, torna nella Terra che lo ha visto nascere. Nella sua Opera vuole esserci anche un richiamo all’ecologia?
R – Se dovessi dire di lavorare esclusivamente con materiali ecologici mentirei perché non sempre è possibile. Lavoro molto anche con la fotografia e si avvale di processi chimici. Prediligo comunque materiali organici come la carta di cotone e i colori a base d’acqua. In concomitanza all’evento ho deciso di donare una delle sculture alla città di L’Aquila dove verrà posta in uno spazio all’aperto fino al suo completo deterioramento.

Se dovesse descrivere in un termine lo stato attuale dell’Arte in Italia, quale userebbe?
R – Potrei solo dire, con amarezza, che in Italia l’arte contemporanea rispecchia perfettamente la situazione politica della Nazione stessa.

Sign.ra De’ Mathà, le piacerebbe fare dei ringraziamenti particolari?
R – Ringrazio moltissimo mio marito Roger Weiss che cammina con me in ogni passo, ringrazio tutta la mia famiglia e Alessandro Allisio che mi sostengono e hanno collaborato per l’organizzazione, la città di L’Aquila che ha accettato l’Opera che ho voluto donargli, Gianluca Marziani che mi ha segnalata per la Biennale di Venezia e Abbiglieria di Avezzano che si è gentilmente offerta di curare il mio styling per il giorno dell’inaugurazione.

Un’ultima domanda: Lei ha votato negli ultimi quesiti referendari su acqua, nucleare e legittimo impedimento come cittadina residente all’estero?
R – Assolutamente si. Il nostro Inno Nazionale ci insegna che dobbiamo essere uniti, che solo in questo modo possiamo davvero cambiare le cose. Questo referendum è deplorevole, bisogna solo indignarsi e reagire!
L’inaugurazione della mostra avverrà sabato 25 giugno alle ore 21.00 presso l’Aurum di Pescara. Un’occasione imperdibile per apprezzare opere artistiche che danno un sapore particolare a questo assaggio d’estate abruzzese.
(di Juri Cardone – del 2011-06-21)

http://www.lopinionista.it/notizia.php?id=702

 

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