Ticino Welcome giu/ago 2013

Valentina De’ Mathà

Il disfacimento della natura

“Entropia”, la nuova mostra (15 aprile–14 giugno 2013) alla Limonaia di Villa Saroli è visibile, annusabile, e potremmo dire anche commestibile. Valentina De’Mathà presenta un tavolo sontuosamente imbandito e decorato con fiori e frutta…in attesa di invisibili commensali.

« La ricerca di Valentina De’ Mathà sin dagli esordi indaga i rapporti dinamici e instabili dell’uomo e della natura nella prospettiva del mutamento, andando a ricercare quelle leggi di causa ed effetto che regolano le oscillazioni e le metamorfosi di questi due poli.

In quest’installazione presentata al Museo d’Arte di Lugano, l’artista ancora una volta, focalizza la sua attenzione sulla natura, chiedendone in prestito i materiali: terra, frutta, vino, acqua, cibo, ben disposti nei piatti e di cui ne studia meticolosamente la composizione, caratterizzata da efficaci rapporti di forme, luce e colore, riuscendo così a condurre lo spettatore in uno stato di raccolta contemplazione, e al tempo stesso producendo uno stato sinestetico fra i diversi ambiti percettivi, quello olfattivo, tattile e visivo.

Una tavola dei sensi, dunque, dove i concetti di caducità e transitorietà legati alla marcescenza dei frutti, si fondono al concetto di rinascita rievocato dai fragili germogli che abitano i piatti.

Costruita su gruppi binari, fra la vita e la morte, l’inizio e la fine, ma soprattutto sulla metamorfosi degli elementi e l’eterna danza del disordine entropico, quest’opera suggerisce un riconoscimento dei processi che ci sono fondamentali.

Quasi un contraltare al genere della “natura morta”, quella della De’  Mathà è una “natura viva” che esprime il senso della vita, il rispetto per la temporalità naturale e i suoi cicli, l’accettazione totale dell’eterna ruota della vita e della morte. » Scrive Maria Savarese sul catalogo della mostra “Entropia” edito da Sottoscala Edizioni.

 

E continua Ignazio Licata, fisico teorico «Non è “mangiare” il nostro problema. Mangiare è sempre qui e ora, e noi non siamo fatti per l’istante. Noi abbiamo bisogno di nutrimento, che è il rapporto con la Madre Terra e con lo spirito, nella comprensione dell’intimo legame tra le due cose. Il cibo è uguale per tutti, il nutrimento è diverso. E’ un patto con il mondo e con la terra. E’ vivere, ma anche accettare che ogni atto di nutrimento si trasforma in tempo e il tempo ci conduce alla morte, alla fine l’entropia ha il sopravvento e ci disperdiamo come materia dis-organizzata. Alla fine, noi ci nutriamo di significati, e moriamo di significati. E i significati restano, in qualche modo, come opere o figli, a testimoniare che non eravamo parassiti, ma ciclo vitale…»

 

Valentina De’Mathà non è nuova a provocazioni capaci di lasciare gli spettatori attoniti e confusi. È stato così, per esempio, in occasione della 54° Biennale di Venezia 2011, quando lei, di origine abruzzese, ha presentato un’opera commemorativa delle 308 vittime del tragico terremoto che il 6 aprile 2009 ha devastato L’Aquila. Un’installazione scultorea intitolata “Silenzio” che parla del silenzio dopo il boato del terremoto e delle case che sono crollate frantumandosi in macerie. Il silenzio dopo le grida di terrore, ma anche un silenzio di riflessione. «Davanti a queste catastrofi – spiega Valentina – non si può rimanere indifferenti e tutto assume un altro valore, tutto cambia di significato. L’opera invita al silenzio come segno di rispetto, ma anche ad un silenzio meditativo».

 

Quali sono le tematiche intorno a cui ruota principalmente il tuo lavoro?

« La mia ricerca è basata sulla simbiosi tra Uomo, Natura e Mutamento e sulla Causa-Effetto degli eventi, sul comportamento dell’uomo di fronte all’imprevedibilità delle circostanze ineluttabili o causate da egli stesso e, di conseguenza, sulle sue instabilità emotive e reazioni di fronte agli imprevisti e ai mutamenti improvvisi e inevitabili. Mi interessa tutto ciò che è in divenire e che si muove, anche se poi cerco di fermarlo e catturarlo attraverso il mio lavoro…»

 

Come è nata la tua decisione di trasferirti in Svizzera?

«Ho abitato nel cuore di Roma fino a 5 anni fa, città alla quale mi sento ancora fortemente legata, ma ad un certo punto ho sentito il bisogno di staccarmi e confrontarmi con altre realtà più da vicino. Non avevo progettato di trasferirmi proprio in Svizzera, ma tutto è venuto in modo naturale dopo l’incontro con mio marito Roger Weiss, fotografo svizzero.

Roma è una città piena di stimoli, di input, la qualità della vita, del cibo, il contatto umano con le persone, la ricchezza artistica che la caratterizzano sono introvabili in altri luoghi. La realtà qui in Svizzera è molto diversa, così come lo sono gli input e questo ha cambiato radicalmente il mio lavoro, il quale è diventato più contemplativo e concettuale e più leggero e pulito nella forma. »

Valentina De' Mathà Entropia

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