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Flashback è il titolo della nuova personale di Valentina De’ Mathà accolta fino al 14 dicembre negli spazzi della Nellimya: light art exhibition di Lugano. Per l’occasione abbiamo scelto di fare un passo indietro e di affidare all’artista il racconto di questa esperienza.

YOG: Partiamo dal principio, se è il principio. Come maiFlashback?
VDM:Flashback è un’antologica che comprende una selezione di 34 opere “pittoriche/fotografiche” realizzate in camera oscura su carte emulsionate e che evocano paesaggi luminosi, fantastici, epifanie, causati da distorsioni della psiche, déjà vu, visioni oniriche e, appunto, flashback.
Queste tipologia di opere sono una costante nel mio lavoro e per la prima volta ho deciso di focalizzare l’attenzione solo e unicamente su di esse concentrandole in un’unica mostra.

YOG: Uno degli aspetti più potenti dell’arte è forse la capacità di esprimere aspetti dell’animo umano, altrimenti confinati a pure sensazioni. Nel tuo caso, se volessimo indagare i tuoi “grandi temi”, quali potremmo citare? Sei più interessata agli aspetti oggettivi o quelli più ambigui e nascosti, come le sensazioni e le emozioni?
VDM:La mia ricerca si basa sul legame tra l’uomo, la natura e tutto ciò che è in divenire e la causa-effetto degli eventi, lasciando però ampio margine soprattutto a quella percentuale di imprevedibilità che caratterizza e sorprende la vita di ognuno di noi e tutto ciò che ci circonda.

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YOG: In ogni mostra proponi un progetto completamente diverso dai precedenti. In questi anni hai lavorato con molti materiali e con altrettante tecniche di lavorazione. Quali ti hanno più affascinato e perché?
VDM:I miei progetti espositivi sono diversi l’uno dall’altro perché comprendono installazioni, scultura, pittura, fotografia e video, ma sono tutti legati tra loro da un unico filo conduttore che è sempre quello su cui è bastata la mia ricerca.
I materiali che utilizzo sono quasi sempre gli stessi, solo lavorati ogni volta in maniera differente.
La carta in primis è per me uno degli elementi più importanti e la maggior parte delle mie opere sono realizzate con questo materiale arcaico e versatile: di cotone, Nepalese, papier-machê, carta emulsionata. Quest’ultima elaborata in camera oscura, incisa, strappata, corrosa, intrecciata…
La cosa che mi affascina maggiormente è la dimensione pittorica che ho introdotto in camera oscura attraverso sostanze chimiche, come nelle opere presenti in Flashback. La pittura impone una maggiore solennità e offre orizzonti più vasti e variegati sempre nuovi.

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YOG: Le tue opere come in una fotografia fissano il momento. Quanto del processo tradizionale di sviluppo fotografico rimane in questi lavori?
VDM:In realtà ben poco, se non il concetto base di fissare un processo e l’utilizzo di alcune sostanze chimiche tipiche della fotografia tradizionale, sommate ad altri materiali.

YOG:Dall’organico all’inorganico, dalla deperibilità del cibo (penso alla tua mostra Entropia alla Limonaia di Villa Saroli del Museo d’Arte di Lugano, o Humus Vitae, opera finalista al Premio San Fedele) alla immutabilità del fissaggio fotografico come nelle opere proposte in Flashback: cosa guida le tue scelte artistiche? Da chi e da che cosa trai ispirazione?
Una delle componenti più importanti nei miei lavori è il concetto di mutamento e di imprevedibilità, per questo spesse volte mi avvalgo di materiali deperibili, o materiali non del tutto controllabili nelle fasi di lavorazione.
VDM:La mia ispirazione trae nutrimento dal quotidiano, gli incontri, i tempi della natura, i cambiamenti, la voglia di differenziare un giorno dall’altro, la freschezza, e le letture di testi importanti.
L’idea iniziale di Entropia è nata da un testo di Gabriel Garcia Marquez, Cent’anni di solitudine, Humus Vitae ha riferimenti biblici, Flashback è collegato a Dostoevskij.

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YOG: Hai in passato già lavorato a Milano, ti rivedremo presto in città?
VDM:Spero ci sia presto una nuova occasione!

Valentina De’ Mathà è nata ad Avezzano nel 1981; vive e lavora in Svizzera. Ha iniziato la sua formazione presso l’Istituto statale d’Arte V. Bellisario di Avezzano, frequentando il corso di Moda e Costume e successivamente quello di Arte dei Metalli e dell’Oreficeria, conseguendo il Diploma di Maestro d’Arte e il Diploma di Maturità d’Arte Applicata. Successivamente ha studiato Scienze della Moda e del Costume presso l’Università di Roma, La Sapienza. Contemporaneamente ha frequentato un Corso di Sceneggiatura cinematografica tenuto dal regista Stefano Chiantini ad Avezzano, nonché un corso di Incisione a Lugano. Ha segnato al suo attivo mostre personali e collettive, premi e pubblicazioni; tra le mostre sono da segnalare Entropia, una personale presso la Limonaia di Villa Saroli del Museo d’Arte di Lugano, e la partecipazione alla 54a Biennale di Venezia.

Your own guide – Miriam Sironi

27 novembre 2014

http://www.yourownguide.com/flashback-intervista-a-valentina-de-matha/

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