It is a site-specific project of the Limonaia of Villa Saroli of the Art Museum of Lugano. The project is inspired by “One hundred years of Solitude” by Gabriel Garcia Marquez and based on Entropy and on the cycle of life.
The space in the Limonaia is 22 metres long and 5 metres wide and along the longer wall there are large windows that one can look into from the outside to see what is inside.
One of the functions of the Museum is to preserve the work of art. Paradoxically, I wanted to create a work that does not keep through time, but, rather, will eventually disappear.
I structured a table of 15 metres with wooden boards and easles. On this table I placed fruits, vegetables, flowers, water, bread, tea and wine… and in some of the plates and glasses I put some earth, pulses and seeds.
While the food was rotting and passing to an entropic state of disorganised matter, young shoots were sprouting from the earth.
There was no vernissage for the exhibition and for two months, people could only observe the changes from the outside.
During this period I documented all the changes by taking photographs.
The decaying bodies developed micro-organisms, insects, molds, bacteria…which were scientifically analysed and noted down with their specific names, together with those of the foods, in the catalogue that was presented at the official finissage that was opened to the public. Each photograph had a code next to it to indicate the hour and the date the images had been taken.

“It is a table of the senses, where the notions of caducity and transience suggested by the decay
of the fruit are blended with the concept of rebirth offered by the fragile shoots which inhabit the plates.
Built on binary associations, between life and death, the beginning and the end, but principally on the
metamorphosis of the elements and the eternal dance of entropic disorder…”

 

È un progetto site specific per la Limonaia di Villa Saroli del Museo d’Arte di Lugano, ispirato a “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez e basato sull’Entropia e sul ciclo della vita.Lo spazio della Limonaia è lungo 22 metri e stretto 5 e il lato lungo presenta grandi finestra attraverso le quali dall’esterno si può vedere l’interno.
Una delle funzioni del Museo è quella di conservare le opere d’arte, io, paradossalmente, ho voluto creare un’opera che non si conserva nel tempo e che va a sparire.
Ho strutturato una tavolata di 15 metri con assi da cantiere e cavalletti, sulla quale ho posto frutta, verdura, fiori, acqua, pane, tè, vino… ed in alcuni piatti e bicchieri della terra con legumi e semi.
Mentre gli alimenti marcivano passando ad uno stato entropico di materia dis-organizzata, dalla terra nascevano germogli.
L’esposizione non ha avuto un vernissage, per 2 mesi il pubblico poteva osservare  i mutamenti solo dall’esterno.
Durante questo periodo ho documentato fotograficamente tutti i cambiamenti.
La marciscenza dei corpi ha creato microrganismi, insetti, muffe, bacilli… scientificamente analizzati e riportati con i nomi specifici, insieme a quelli degli alimenti, sul catalogo presentato durante il finissage ufficiale aperto al pubblico.
Accanto alle immagini fotografiche sono stati posti dei codici a indicare l’orario e la data in cui le immagini sono state scattate.

“Una tavola dei sensi, dunque, dove i concetti di caducità e transitorietà legati alla marcescenza dei frutti,
si fondono al concetto di rinascita rievocato dai fragili germogli che abitano i piatti.
Costruita su gruppi binari, fra la vita e la morte, l’inizio e la fine, ma soprattutto sulla metamorfosi degli
elementi e l’eterna danza del disordine entropico…”

 

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